confine

Related to confine: epitomize, confined area

confine (someone or something) to (someone or something)

1. To restrict a person or animal to a particular place or area. Don't worry, the baby is confined to her playpen right now. Maddy is scared of dogs, so we need to confine Fido to the back yard.
2. To restrict something to a particular person or thing; to limit the scope of something. We need to confine our investigation to the area around the park for now. Please confine your requests to the essentials, so as to not overwhelm the staff.
See also: confine

confine (someone or something) within (something)

To restrict a person or animal to a particular place or area. Don't worry, I confined the baby within her playpen. Maddy is scared of dogs, so we need to confine Fido within the back yard.
See also: confine, within
Farlex Dictionary of Idioms.

confine someone or an animal to something

to limit someone or an animal to a particular place; to imprison someone or an animal in a particular place. Would you please confine the dog to the basement? She confined herself to the small room for over a year because of her fear of crowds.
See also: animal, confine

confine (someone or an animal) within something

to contain someone or an animal within something. We were unable to confine the dog within the yard. Could you confine all your car-repair mess within the garage?
See also: confine, within

confine something to someone or something

to limit something or the doing of something to a person or a thing. Please try to confine your comments to John. Can we confine tonight's discussion to the agenda?
See also: confine
McGraw-Hill Dictionary of American Idioms and Phrasal Verbs.
See also:
  • confine or an animal to
  • confine to
  • confine (someone or something) to (someone or something)
  • confine (someone or something) within (something)
  • confine within
  • annoy
  • scare the hell out of (one)
  • scare, annoy, etc. the hell out of somebody
  • scare the devil out of (one)
  • put (someone or something) inside (something)
References in periodicals archive
Il profilo delle montagne all'orizzonte nel chiarore dell'alba attira la sua attenzione e innesca il ricordo che intreccia il "fare" e il "partire", il travalicare un confine:
Come Paola Pittalis ha affermato, Deledda gioca un ruolo cruciale nel mediare un'immagine identitaria della Sardegna "al confine fra la cultura barbaricina, che si esprime in sardo, nelle forme dell'oralita, e la nuova cultura borghese dello Stato nazionale, che si esprime in italiano, nelle forme della scrittura" (102-3).
E proprio questa condizione amplificata di sospensione a definire la significativita del confine come spazio aereo, ibrido, inclusivo ed esclusivo al tempo stesso, che rende capaci sia la protagonista sia la sua autrice di continuare il loro percorso esistenziale ed intellettuale.
Benche assai limitate, le varianti testuali da A a B contribuiscono a farci cogliere il significato dinamico di un romanzo, e di una scrittrice, che pensa "al confine" come un ubi consistam "fra", un "camminare attraverso", una soglia in movimento che allude ad un percorso che non e semplicemente un "andare avanti" o un "tornare indietro" ma piuttosto un "fare" un'altra via.
Ma tu sentiresti tremare la mia mano nella tua, E in quel tremito sentiresti il desiderio mio Di vivere sempre cosi, camminando c di morire Prima del tramontare di Sirio, Prima del risorger de l'aurora, Sul confine del percorso altipiano (Deledda in Miccinesi 1975, 25-6).
Su questo percorso della scrittura pensante "al confine" si staglia, tra gli altri, quel testo al confine tra immanenza e trascendenza che e L'incontro di Michela Murgia.
Murgia, di formazione cattolica nutrita di studi teologici, fa qui del tema religioso uno spunto di riflessione poietica, in cui teoria e prassi s'intrecciano indissolubilmente sul confine tra il "noi" e l'"io".
La scrittura pensante "al confine" verso le Terre promesse (2017) di Milena Agus
Il recente romanzo Terre promesse di Milena Agus risponde, con levita e profondita, a questo medesimo imperativo del cammino che ha definito trasgressivamente il "filo di Grazia", owero quella scrittura pensante "al confine" tra riflessione teorica e creazione pratica.
Cio implica una capacita di pensare "al confine" come ubi consistam, come linea fluida qual e quella del mare che accoglie "tutti i pesei fuor d'acqua" (72).
E in questa capacita di vivere e pensare "al confine" che si annida, suggerisce Agus, il segreto di Felicita, "dispensatrice di felicita senza l'accento" (199).
Dalle precedenti riflessioni emerge come questa scrittura poietica, in cui scorrono insieme la vena teorica e quella fattiva, articoli un nuovo ordine simbolico al femminile in cui il soggetto della differenza (sessuale) si pensa, si narra e si riconosce "al confine".